scrivere, scrivere …fino alla morte


MISTERIOSA NAPOLI

Matilde Serao, scrivere, scrivere …scrivere fino alla morte

Matilde Serao, giornalista tenace, assunse una precoce consapevolezza dell’essere donna meridionale, trovandosi a sfidare gli uomini di un Italia post unitaria. Prima donna redattrice d’Italia di un giornale popolato da uomini, diventò osservatrice acuta dei costumi e dell’animo umano e con la sua forza riuscì a cambiare la visione novecentesca del giornalismo.

Il suo ruolo forse è stato sottovalutato nel racconto di questo secolo, fondatrice di diversi giornali, scrisse 26 romanzi, 160 novelle e fu sei volte candidata al premio Nobel. Ma anche se il novecento è il secolo in cui tutti gli scrittori devono fare i conti con il giornalismo, Matilde più che come romanziera è ricordata come giornalista, la prima giornalista italiana a raggiungere la fama, prima donna a fondare quotidiani e riviste. Definito giornalismo borghese interclassista, quello della Serao riusciva ad avere lo stesso approccio sia quando si parlava di personaggi che appartenevano al jet set, sia quando si raccontava della miseria dei popolani.

Matilde Serao nasce a Patrasso in Grecia nel 1856, dove il padre Francesco, avvocato della provincia di Caserta, dovette fuggire per le idee anti-borboniche, mentre la madre Paolina Bonelly era una nobile decaduta. L’educazione di Matilde fu lenta anche a causa delle ristrettezze economiche della famiglia. Infatti, si iscrisse a scuola solo all’età di quindici anni, velocemente riuscì a conseguire il diploma da maestra, e trovò la sua prima un’occupazione come telegrafista. In questo periodo iniziarono, anche le prime collaborazioni con alcuni giornali napoletani. I suoi primi articoli di giornale erano firmati con lo pseudonimo di Tuffolina. Rocco de Zerbi ebbe a dire in una breve annotazione del 1878 “Tuffolina veramente esiste leggendo i suoi scritti potremmo pensare ad un uomo invece è una donna, che ha bisogno di qualcuno che suoni la grancassa per farla diventare famosa”, de Zerbi aveva aperto la strada alla narrativa della Serao.

Con la morte della madre, Matilde con il padre si trasferisce a Roma, dove iniziò la collaborazione con il quotidiano Capitan Fracassa, con lo pseudonimo di Ciquita, ideandola rubrica della Piccola Posta, che per la prima volta vedeva i lettori interagire con la redazione di un giornale. Tanti i pregiudizi nei suoi confronti, all’interno dei salotti bene romani, che riguardavano anche sulla sua fisicità ed aspetto che poteva sembrare sgraziato, pregiudizi che col passare del tempo sparirono durante quelle riunioni, suscitò, con la sua fama di donna indipendente, più curiosità ed ammirazione.

Nel 1883 pubblica il romanzo Fantasia che la rese famosa, mentre nel 1884 pubblica la sua opera più importante Il Ventre di Napoli, opera determinante per il Risanamento della Città di Napoli, a seguito delle ripetute epidemie di colera. Lo scontro-incontro nella redazione di un giornale romano, determinò la nascita dell’amore tre Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio anch’egli giornalista, il quale restò affascinato “dalla bruttezza di Matilde, cosi fascinosa e suadente densa di significato”.

Fondarono assieme il Corriere di Roma, e poco dopo il Corriere di Napoli. Nel 1891 Scarfoglio e la Serao lasciarono il Corriere di Napoli, di cui cedettero il proprio quarto di proprietà, e con il ricavato fondarono nel 1892 il Mattino. Oltre al Mattino fondò altre 3 riviste settimanali culturali tra cui il Mattino Supplemento che da sola portò avanti, anche con caparbie strategie di comunicazione. Lanciò le prime campagne di abbonamenti tessere punti che davano diritto a buoni da consumare presso le ditte che pubblicizzate sulle pagine del giornale.

La lingua utilizzata da Matilde Serao, è una scrittura fatta di oscillazioni, dove ampio spazio è dato all’italiano locale ossia il napoletano, accanto ai numerosi francesismi utilizzati all’epoca. Descriverà e racconterà di tutto, dalla vita della borghesia napoletana e quella del popolo. Racconterà dei vicoli, la vita degli operai, parlerà di omicidi e di camorra. Nella sua scrittura utilizzerà sempre due meccanismi cari alla sua narrativa l’aggettivo e l’amore. Amore significa accettazione del tutto sempre con occhio vigile attento a descrivere il reale e a capirne le cause ed additarle a quelli che avrebbero dovuto evitare la sofferenza del popolo napoletano.

Dall’unione con Scarfoglio nasceranno quattro figli maschi, ma mentre la loro vita professionale andava avanti con alti e bassi, la vita matrimoniale non fu per lei gioia, ma sopportazione. Scarfoglio viveva come se fosse scapolo, la sua fama di sciupafemmine era nota a tutti. Tra le sue amanti era nota Gabrielle Bessard una sciantosa francese. Scarfoglio dopo averla messa incinta si rifiutò di lasciare Matilde. La donna disperata fece un gesto estremo. Il 29 agosto del 1894 si presentò a casa dell’uomo, depose la bambina davanti l’uscio e si sparò un colpo di pistola. Si cercò di non far trapelare la notizia, ma l’importanza della coppia era tale, che scoppiò uno scandalo enorme. Soprattutto si accentuò lo scontro tra i due quotidiani napoletani il Mattino e il Corriere di Napoli. Gabrielle morì il 5 settembre all’Ospedale degli incurabili. Sua figlia, fu data in affidamento proprio alla famiglia Serao,e Matilde diede alla bambina il nome dell’amata madre, Paolina.

Fu un colpo durissimo per Matilde che non tollerava più i tradimenti del marito, e grazie all’incontro con Giuseppe Natale giornalista e avvocato molto più giovane di lei, trovò la forza di separarsi da Scarfoglio. Assieme decisero di fondare il giornale Il Giorno, e anche la sua vita privata ritrovò un po’ di serenità, mettendo alla luce una figlia a cui diede il nome di Eleonora come la Duse sua migliore amica.

Attenta osservatrice della condizione femminile, inputando al controllo maschile il vero problema della donna, che solo affrancandosi economicamente dall’uomo poteva migliorare la sua condizione. Tra le battaglie per le donne due in particolare: “maledetta la mia gonna” è il rammarico di non poter entrare nelle case chiuse e poter raccontare la situazione delle donne costrette a prostituirsi. Ma anche la situazione delle maestrine d’Italia, mandate in giro per la nuova Italia, in luoghi lontanissimi e in balia di tutto, come la maestrina suicida Italia Donati.

I venti di guerra si avvicinavano e iniziavano a scuotere gli animi degli italiani dividendoli. Il quotidiano il Giorno si mise contro alla nascita del nuovo movimento fascista e nel 1922 una squadra d’azione fascista devastò tutta la redazione. Contraria ad ogni forma di guerra nel 1926 pubblicò il suo ultimo libro Mors Tua e nello stesso anno i fascisti riuscirono con delle forti pressioni a non farle vincere il premio Nobel, che venne consegnato a Grazia Deledda.

Donna Matilde morì nel 1926, mentre stava scrivendo il suo ultimo articolo …scrivere, scrivere, scrivere fino alla morte.

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