Lina Wertmüller 4/8


Chi di noi non ricorda film come “Pasqualino Settebellezze”, oppure “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, no oggi non parlerò di cinema, ma della signora del cinema. È stata la prima donna nella storia ad essere candidata all’Oscar come migliore regista, nella cerimonia del 1977, artista che nel 2020 ha ricevuto il premio Oscar onorario per la sua strepitosa carriera.

Parlo di lei, di Lina Wertmüller, che ci guarda e che ammicca sorniona nell’atrio de Museo archeologico nazionale di Napoli, Mann. Lediesis ha omaggiato anche lei, questa donna considerata tra le più importanti tra le registe italiane, sempre al passo coi tempi, nelle storie che racconta; carica di amore e di intelligente anarchia.

La Wertmüller, sempre fedele alla sua ironia e vena grottesca, che ha lasciato il suo segno in ogni ramo dello spettacolo, con cui ha avuto a che fare, dal cinema, al teatro alla televisione alla musica.

Nata a Roma all’anagrafe Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, il papà avvocato e proveniente da una famiglia aristocratica di origini svizzere, la madre romana, a scuola è stata compagna di Flora Carabella, che poi sarebbe diventata la moglie di Marcello Matroianni, con cui istaurerà una lunghissima amicizia; una amicizia fondamentale anche sotto un punto di vista artistico e lavorativo, infatti ciò avvicinerà Lina al mondo dello spettacolo. Giovane a 17 anni, si iscrisse all’accademia teatrale diretta da Pietro Sharoff, in seguito per alcuni anni è animatrice e regista degli spettacoli del teatro dei burattini di Maria Signorelli. Lavorerà sia per la radio che per la televisione, in veste di autrice e regista alla prima edizione di “Canzonissima”, e per il “Giornalino di Gian Burrasca”, con Rita Pavone chiamata come protagonista maschile. Iniziò un grande sodalizio con Enrico Job, scenografo teatrale e con il quale presto si sposerà. La passione, il tanto studio e la sana gavetta la porteranno a traguardi e collaborazioni importanti, come con Federico Fellini.

Divenne infatti, aiuto di Federico Fellini, nelle indimenticabili pellicole di “La dolce vita” ed in “8½”, la Wertmüller dirà “da un artista come Fellini non si può imparare nulla, si può solo apprezzare l’enorme dimensione del suo ingegno e della sua creatività “. Arriverà al suo esordio come regista nel 1963 con i “Basilischi”, un amaro e grottesco racconto della vita di alcuni poveri amici del sud, che le valse la Vela d’argento al Locarno Festival. La sua creatività lavorativa non ha limiti e nel 1968, sotto lo pseudonimo Nathan Witch, diresse un western all’italiana, “Il mio corpo per un poker “con Elsa Martinelli.

Ma Nella seconda metà degli anni sessanta nacque la sua collaborazione con l’attore e doppiatore Giancarlo Giannini, presente nei suoi grandi successi come” Mimì metallurgico ferito nell’onore”, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” con l’indimenticabile ed affascinante Mariangela Melato ,forse uno dei film che ricordiamo tutti, poi “ Pasqualino Settebellezze”, che ebbe successo anche negli Stati Uniti, qui la Wertmüller infatti fu candidata a tre Premi Oscar tra cui la nomination per la miglior regia, mentre a Giancarlo Giannini arrivò la nomination per la sua interpretazione.

Altri film come “La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia”, ed “Un fatto di sangue nel comune di Siculiana fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici. Amore-Morte-Shimmy. Lugano belle. Tarantelle. Tarallucci e vino” titolo lunghissimo che vanta ancora oggi il record nel Guinness dei primati come titolo più lungo di un film nella storia del cinema.

A Lina Wertmüller piaceva divertirsi nel creare titoli cosi lunghi “Il sogno di tutti i distributori è di avere dei film con una sola parola perché la possano scrivere più grande; ad un certo punto mi è venuta grazie a quel tanto di scugnizzo che c’è in me, la voglia di scherzare col pubblico e di proporgli dei titoli talmente lunghi che nessuno se li potesse ricordare”.

Autrice di sceneggiature teatrali come e “Fratello sole, sorella luna” per la regia di Franco Zeffirelli, Si affaccerà anche al mondo a volte problematico della scuola, diriggerà Paolo Villaggio in “Io speriamo che me la cavo” spesso e volentieri frase utilizzata anche da noi tutti, entrando a far parte del nostro lessico quotidiano.

Riprenderà nel 1990 un testo teatrale di Eduardo De Filippo “Sabato, Domenica e Lunedi” con un cast ricco da Sophia Loren, Luca De Filippo e Luciano De Crescenzo, un film televisivo, dove solo dopo ne fu ricavata una versione cinematografica, la critica lo esaltò affermando “Gli attori riescono a trasmettere il turbinio di sentimenti con segni quasi impercettibili, di grande effetto”.

Ma il suo stile inconfondibile nella satira politica ritornerà con “Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica”, con Tullio Solenghi e Veronica Pivetti come nuovi Giannini-Melato. Due anni dopo, per la prima volta si cimenterà nel doppiaggio, sarà è la voce di Nonna Fa in Mulan.

Si dedicherà anche alle ricostruzioni storiche come il film “Ferdinando e Carolina” con due giovanissimi Sergio Assisi e Gabriella Pession un film che grazie alla sua chiave ironica e piccata cercherà di dare una visione, a volte un po’ sopra le righe, del Regno di Napoli e di Re Ferdinando, soprannominato Re nasone. Con un Re che rievoca prima di morire, le sue follie giovanili e il suo odio e amore verso l’asburgica Maria Carolina.

La Wertmüller tonerà dietro la macchina da presa per la serie televisiva “Francesca e Nunziata” con Sophia Loren e Claudia Gerini e per il film “Peperoni ripieni e pesci in faccia” sempre con la Loren protagonista, che però ebbe pochissima distribuzione, nonostante le proteste della Wertmüller.

Ritroverà Sergio Assisi e Gabriella Pession, ormai attori maturi in “Mannaggia la Miseria”, che verrà trasmessa direttamente dal Rai 1 nel 2010, stesso anno in cui a Lina Wertmüller sarà conferito il David di Donatello alla carriera. Ma la Wertmüller si diletterà anche come attrice, recitando in un cammeo nel film “Benvenuto presidente”, nel ruolo di membro dei potenti, assieme ai suoi colleghi Pupi Avati, il critico Steve Della Casa e il giornalista Fabrizio Rondolino.

Un artista, che come abbiamo detto all’inizio, è stata la prima donna regista ad avere delle nomination agli oscar, che nel 2020 ha ricevuto l’oscar alla carriera, omaggiata da artiste come Isabella Rossellini, Sophia Loren Greta Gerwig e Jane Campion. Lina Wertmüller che appena ricevuta la statuetta e dopo i ringraziamenti esordì “bisogna cambiare il nome a questa statuetta, perché Oscar? Chiamiamolo con un nome di donna, chiamiamolo Anna”, avendo un trionfo di applausi. L’artista riconosciuta nel mondo festeggiata anche dall’associazione Women in Film, presieduta da Amy Baer, che si è divertita a vedere come tante colleghe e molti uomini per omaggiarla hanno indossato i suoi celebri occhiali con la montatura bianca. Allora dato che è domenica, e tempo vogliamo o no, ne abbiamo, magari oggi tra le varie piattaforme online che abbiamo a disposizione, potremmo vedere uno dei film diretti e scritti da questa grande artista, che ha cambiamo, con la sua ironia, la sua visione del mondo che ci circonda e la sua verità, la visione del cinema. Io personalmente cercherò di rivedere “Sabato, Domenica e Lunedi”.

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