Peggy Guggenheim 2/8


Continuiamo a conoscere le donne a cui Lediesis ha dedicato una mostra temporanea al Museo Mann, che ormai strizza l’occhio alla street art, oltre che ad ospitare le collezioni più famose al mondo come la collezione Farnese.

Marguerite Guggenheim, ma per tutti Peggy è stata una vera e propria mecenate dell’arte, se fosse nata oggi sarebbe un ‘influencer, il suo modo di vestire e i suoi accessori hanno fatto epoca, basti pensare a lei con gli enormi orecchini disegnati da Calder, oppure i bizzarri occhiali a forma di farfalla ideati da Edward Melcarth.

Consapevole del suo fascino sapeva di non essere una gran bellezza, e forse per questo si sottopose a un intervento di rinoplastica, ma non andò come sperava si rivelò un disastro, perché nel momento dell’operazione sentì troppo dolore e ordinò al medico di smettere, finendo col conservare quella faccia buffa con il naso “a patata” che fu un segno caratteristico per tutta la sua vita. Forse capendo che non sarebbe mai riuscita a diventare un personaggio avvenente si impegnò, in un altro modo, come collezionista, una collezionista mai vista prima.

Quando si nomina Peggy Guggenheim inevitabilmente si pensa ai quattro musei che portano il suo nome e che fanno parte della fondazione Guggenheim , i musei Guggenheim di Venezia, New York  Berlino e Bilbao

Quando si pensa a Peggy  Guggenheim si pensa all’Avanguardia, alla pittura americana che grazie a lei fu conosciuta in Europa. Una mecenate a 360 gradi, che sostenne anche molti scrittori come Djuna Barnes. Sarà Peggy la protettrice della Barnes durante la composizione di Nightwood, libro cult per la presenza di temi lesbici e il suo distintivo stile letterario. La loro amicizia durerà tutta la vita e fu proprio Peggy a inviarle assegni quando la Barnes, tornata a New York, si chiuse nel suo monolocale del Village depressa e disillusa dopo che  il suo successo come scrittrice ebbe un rapido declino.

La sua famiglia fu  una famiglia particolare ed eccentrica che non conosceva la sobrietà, nata a New York i suoi genitori erano stati dei venditori ambulanti che dalla vendita porta a porta erano riusciti ad accumulare una fortuna. La madre, Florete Seligman, discendente da una delle famiglie più ricche e potenti di New York, ripeteva tutto tre volte, indossava tre orologi come tre cappotti, mentre suo padre, Benjamin Guggenheim, per tutti più semplicemente Ben, affondò con il Titanic perché, si è sempre detto tra le tante cose, avesse donato il suo salvagente a i suoi compagni di viaggio.

Anche i suoi zii furono molto sopra le righe , sua zia Fanny cantava invece di parlare, il marito un giorno esasperato tentò di ucciderla con una mazza da baseball, ma non ci riuscì e poco tempo dopo finì con l’affogarsi con dei pesi al New York City Reservoir, mentre un altro zio Solomon R. Guggenheim, era il possessore del Guggenheim Museum, noto museo d’arte di New York.

Volendo essere indipendente dalla famiglia a vent’anni cominciò a lavorare in una libreria della grande mela, e iniziò a frequentare i vari salotti intellettuali della città, in uno di questi salotti conobbe quello che sarebbe diventato suo marito, uno squattrinato pittore dadaista Laurence Vail. Si sposarono a Parigi, dove Peggy non ebbe difficoltà a inserirsi nei circuiti artistici e intellettuali, lo faceva con tale naturalezza che sembrava essere nata solo per quello. Conobbe e divenne amica di Marcel Duchamp, Man Ray . Di Man Ray  lei disse “mi fece delle foto grazie alle quali mi sentii bellissima”, Jean Cocteau, Kiki de Montparnasse, Ezra Pound, Gertrude Stein e James Joyce.

Dopo pochi anni e due figli Peggy divorziò da Vali ed iniziò a vagare per l’Europa, a Londra fondò assieme Jean Cocteau la sua prima galleria, Guggenheim Jeune. Le prime mostre furono dedicate a Cocteau e Tanguy, poi a Breton e Dalì. Londra sarà una tappa importante per Peggy, per consolidare le sue conoscenze artistiche, la galleria londinese diverrà la fucina degli artisti dell’avanguardia europea, i suoi amici fidati Samuel Beckett e Marcel Duchamp, portarono Peggy ad avvicinarsi al mondo dell’arte contemporanea, lei non aveva una formazione accademica, si lasciava guidare dall’istinto leggenda metropolitana vuole, che lei acquistasse un’opera d’arte al giorno, spesso rimanendo comodamente distesa sul suo letto senza mai trattare sul prezzo, “perché tutto all’epoca era molto economico”. A Londra esporranno Picasso, Jean Arp, Max Ernst, Tanguy, Kandinskij, Brancusi, Braque. Bastarono pochi anni che la galleria divenne museo. In questo periodo incontrerà il suo grande amore , lo scrittore lo scrittore John Holmes, che sfortunatamente morirà qualche anno dopo.

Sempre a Londra fu la prima a creare ed ideare una mostra con disegni di bambini, tra cui quelli di sua figlia Pegeen, e la prima mostra in assoluto con i lavori di Henry Moore e Lucian Freud. Una personalità simile ad un uragano ma sempre vorace nei confronti della vita , decise di chiudere la galleria londinese, per cercare di aprire un museo di arte moderna, che all’epoca mancava a Londra, ma non ci riuscì perchè nel frattempo era arrivata la guerra.

Incurante della guerra stessa che imperversava in Europa, acquistò un considerevole numero di opere d’arte per sostenere economicamente i giovani artisti.

Ma l’avanzata dei nazisti costrinse Peggy a lasciare l’Europa per ritornare in America dove inaugurò nel 1942 la galleria Art of This Century, sulla 57ma strada. Tra i giovani artisti che trovarono posto nell’esporre le proprie opere, incontriamo un giovane Pollock, il genio maledetto della pittura astratta americana, un giovane falegname a cui Peggy commissionò un grande murale per l’ingresso della galleria dello zio Solomon, un opera di dimensioni colossali. Lo sostenne fin dall’inizio, mettendolo sotto la sua ala protettiva, per molto tempo gli diede anche una rendita e soldi, per comprare una casa a Springs, a Long Island, lontana dalle distrazioni di Manhattan e dai vizi dell’alcool.

Grazie a Peggy tutti gli artisti, entrarono in contatto con l’arte europea dove imperversava il surrealismo e l’Europa conosceva l’arte americana. La sua galleria divenne un luogo di scambi, un salotto intellettuale, ed anche luogo di incontri amorosi, qui infatti, conobbe e sposò in un matrimonio lampo il pittore surrealista Max Ernst.

Prima collezionista, prima mecenate a credere nelle potenzialità delle artiste donne, e infatti organizzò una mostra leggendaria “31 Women”, dove furono esposte opere di artiste americane ed europee come Louise Nevelson, Leonora Carrington, Meret Oppenheim, Leonor Fini e Frida Kahlo.

Una mecenate, una donna colta, un intellettuale, l’arte per lei fu vitale, sia nel pubblico che nel privato, una donna che ha amato. A chi le domandava quali uomini prediligeva lei rispondeva “Sicuramente gli uomini d’arte, perché sono più interessanti degli uomini d’affari: delle volte possono essere deludenti, ma delle altre sono addirittura meglio delle loro opere. In ogni caso, quando frequenti artisti, ti rendi conto che sono molto diversi da come te li puoi aspettare”.

Nel 1947 abbandonò definitivamente New York, per ritornare, in Europa, probabilmente il suo unico grande amore , si stabilì a Venezia e qui la sua passione per l’arte e la sua collezione, trovarono definitivamente posto in Palazzo Venier, che aveva acquistato, e dove finalmente trovò casa la sua collezione che contava 326 opere d’arte. In laguna finalmente Peggy riuscì a realizzare il sogno di una vita, un museo col suo nome.

Morì a Venezia nel 1979 nella città che più amava ed è proprio li nel suo amato museo a metà strada tra il ponte dell’Accademia e la basilica di Santa Maria della salute che è sepolta in compagnia dei suoi quattordici cani.

Una donna anticonformista, egocentrica, sempre in anticipo sui tempi, lei diceva “la vita tutta arte e amore”. Grazie a donne come Peggy Guggenheim alla loro determinazione, alla loro testardaggine, hanno cambiato la cultura , il gusto  e il modo di pensare , non solo l’arte, di intere generazioni.

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