
Notre Dame de Paris ritorna a Napoli
Ieri è stata presentata alla stampa, nella cornice panoramica del tetto Duomo di Napoli, il ritorno di Notre Dame de Paris, al Palapartenope di Napoli dal 28 ottobre al 3 novembre 2026. Una location non casuale per raccontare un’opera con cui siamo cresciuti da bambini. Una cattedrale per raccontare un’altra cattedrale, quella parigina, dove si snoda il racconto dell’opera di Victor Hugo.
A presentare la tappa napoletana sono stati Vittorio Matteucci, Graziano Galatone e Angelo del Vecchio, interpreti storici della produzione , parlando dell’appuntamento che riporta qui in città lo spettacolo con le musiche di Riccardo Cocciante, e del prossimo venticinquesimo anniversario, che sarà nel 2027 dalla prima italiana, che avvenne nel 2002 quando David Zard produsse il debutto dello spettacolo.
La dimensione del pubblico raggiunto aiuta a comprendere la continuità di questa esperienza teatrale: 4,5 milioni di spettatori in Italia e oltre 18 milioni nel mondo. Sul piano internazionale, Notre Dame de Paris ha superato le 5.650 rappresentazioni, arrivando in 24 Paesi e in nove lingue.
Notre Dame è una storia senza tempo, che rispecchia qualsiasi epoca essa attraversi.
Temi sempre attuali come, l’accoglienza, la “paura “ dell’altro, il pregiudizio, l’emarginazione. Una storia che si snoda e che raggruppa tutti i sentimenti dell’essere umano, amore, gelosia, tristezza, follia, possesso. A mantenere l’opera immortale contribuiscono la danza, che fonde il balletto classico e breakdance e la musica di Cocciante, dove alcuni brani sono diventati riconoscibili anche al di fuori dello spettacolo.
Per Riccardo Cocciante il ritorno nella città partenopea si colloca in un anno che lo vede impegnato anche nel racconto del proprio percorso artistico. Con il tour “Io… Riccardo Cocciante nel 2026” ripercorrendo oltre cinquant’anni di carriera.
Quando Victor Hugo pubblicò nel 1831 Notre-Dame de Paris, il mondo si innamorò di una storia struggente un uomo deforme, Quasimodo, e il suo amore impossibile per Esmeralda. Oggi nel 2026 siamo ancora innamorati di questa storia che riesce ad unire tutte le generazioni, immaginando un mondo dove la diversità non viene percepita come una minaccia ma una risorsa e un arricchimento.
Non ci resta che vedere o rivedere Notre Dame de Paris e le vicenda di Esmeralda e Quasimodo Frollo, Febo e Clopin, personaggi indimenticabili e cantare assieme, come è successo sul tetto del Duomo, le sue canzoni.
