Seneca sosteneva che il problema dell’uomo non fosse quello di avere poco tempo ma di sprecarne molto. Nell’epoca del consumismo temporale, di una vita “mordi e fuggi” e dell’incapacità di godere di tutto ciò che l’Universo ha donato, l’essere umano ha una sola possibilità per invertire la rotta e rincorrere la felicità: ritrovare sé stesso nella contemplazione della Natura.
E’ quello che accade in provincia di Isernia, nel borgo di Rocchetta Alta, presso il Residence Vallefiorita, in un’isola felice, fatta per il turista esploratore, per il viaggiatore curioso che torna a casa con un bagaglio pieno di emozioni e sensazioni indescrivibili.
Situato a circa 700 m slm, il complesso nasce con l’obiettivo di valorizzare un territorio poco conosciuto, culla di antiche civiltà e di storia millenaria. Gli ospiti vengono accolti in alloggi arredati con cura e dotati di ogni comfort, tutti con una vista mozzafiato sulle Mainarde.
La struttura rispetta a pieno i ritmi del turismo lento e elitario, alternando relax, divertimento e escursioni rigeneranti nei siti di maggiore interesse, come il Lago di Castel San Vincenzo, l’abbazia, le affascinanti sorgenti del Volturno, il borgo “fantasma” dove lo spazio e il tempo sembrano impressi su una tela di Friedrich.
Non lontano dal residence il paese della zampogna, Scapoli, dove l’artigianato continua a offrire esempi della creatività e originalità italiana e, ogni anno, accoglie i visitatori al Festival Internazionale della Zampogna.
Da non perdere il rito dell’Uomo Cervo, l’ultima domenica di Carnevale, quando le Janare, le streghe, accompagnano gli zampognari per compiere un rito antico, al crocevia tra sacro e profano.
Da Rocchetta si possono facilmente raggiungere anche il lago di Barrea e la Camosciara, luoghi incontaminati, perle naturali tutte da scoprire.
Tutto ciò racchiuso attorno al Residence che abbraccia teneramente ogni piccolo scorcio di questo paradiso, ponendosi come meta ideale per chi non cerca una vacanza, ma un’esperienza unica, una fuga da quella società che ci nasconde dietro uno schermo ogni giorno, facendoci dimenticare chi siamo e da dove veniamo, separandoci dal “buon selvaggio” che vive in ognuno di noi.

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