Dal 10 al 20 settembre, in uno dei luoghi più belli del mondo, prenderà vita il prologo di “Il Canto Delle Sirene – Festival internazionale di Capri”, kermesse di teatro, musica e arti visive; una sinergia unica di bellezze naturali e talenti artistici che illumineranno le notti di fine estate. Meravigliose location di Capri si trasformeranno in un palcoscenico naturale degli spettacoli.

Per la prima volta nella Storia il Festival presenterà un concerto in Grotta Azzurra, luogo simbolo di Capri e meraviglia assoluta della natura. Fiorenza Calogero e Mario Maglione, accompagnati dal chitarrista Carmine Terracciano, posizionati nell’antro situato in fondo alla Grotta, senza alcuna amplificazione, eseguiranno tre concerti di mezz’ora l’uno intervallati da 10 minuti di pausa.

Gli spettatori assisteranno al concerto sulle barchette dei battellieri della Cooperativa addetta alle visite alla Grotta, nel numero concesso dalle restrizioni e nell’assoluta osservanza delle norme anti-COVID 19.

Il concerto sarà prevalentemente incentrato sulle melodie napoletane dell’800: nel 1826 infatti, Augusto Kopisch, poeta e pittore prussiano, e Angelo Ferraro detto “’o Riccio”, pescatore caprese, “riscoprirono” la grotta, individuandone l’ingresso. Fiorenza Calogero e Mario Maglione sono tra i più illustri depositari della tradizione canora classica napoletana punto La grotta Azzurra, meraviglia del Mediterraneo!

In età romana, ai tempi di Tiberio, la Grotta era utilizzata come un ninfeo marittimo. L’antro, infatti, costituiva una vera e propria appendice subacquea ad una villa augusto-tiberiana detta di Gradola, oggi ridotta a pochi ruderi.

Testimoni di quest’utilizzo sono le numerose statue romane, rappresentanti Poseidone, un tritone ed altre creature marine che in origine dovevano esser state disposte lungo le pareti della caverna.

Le statue, trovate nel 1963 dopo alcune indagini archeologiche, sono oggi custodite nel Museo della Casa Rossa.

Fu l’archeologo Amedeo Maiuri, impegnato in diverse indagini archeologiche a Capri nel Novecento, ad intuire il carattere di ninfeo marittimo della grotta Azzurra. Il 17 agosto 1826 il poeta prussiano August Kopisch, il pittore Ernesto Fries, il marinaio caprese Angelo Ferraro, il locandiere Pagano (che li sollecitò nell’impresa) e l’asinaro Michele Federico decisero di esplorare un antro ubicato nel versante nord-occidentale dell’Isola, non tenendo fede ad antiche leggende che volevano la grotta infestata da spiriti maligni e demoni.

Di ritorno dall’avventura, Kopisch assegnò anche una precisa identità toponimica alla grotta, definendola «Azzurra»: né «grotta Pagano» né «grotta Glauca» (toponimo proposto dall’esule russo Apostol Mouravieff poiché «Glauco» era sia sinonimo d’«azzurro» sia una divinità marina della mitologia greca), come nomi, ebbero lo stesso successo.

La cronaca della giornata fu riportata da Kopisch nel 1838 nell’annuario «Italia», sotto il titolo La scoperta della Grotta Azzurra. La riscoperta della Grotta Azzurra, insomma, definì nuove coordinate negli itinerari italiani del Grand Tour, persuadendo i ricchi viaggiatori europei ad avventurarsi a Capri.

Oggi è tra le pietre preziose più lucenti del Mar Mediterraneo. Una pietra azzurra, l’isola dove attori e celebrità decidono di trascorrere le vacanze, perché essa è il simbolo della bellezza, della vita. Un’isola che sa di donna dunque. Un’isola, al femminile singolare.

Singolarissima forma, clima e magia dell’aria. Fa sognare, fa respirare, amare, anche un semplice tramonto a Capri ha un altro profumo, un profumo di donna, di sirena, un profumo di mare.

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Di Valeria Garofalo

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali innamorata dell'incanto che questa città sprigiona, capace di emozionarsi ovunque la scia di una melodia sia in grado di portarmi. ...questa sono io

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