Napoli 14 aprile 2026 – Si è tenuto questo pomeriggio, nella suggestiva cornice cinquecentesca della chiesa di San Marcellino, l’incontro tra Claudio Baglioni e gli studenti dei corsi di laurea in musicologia, etnomusicologia, storia dell’arte, storia dell’architettura, geografia ed economica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e gli studenti del laboratorio radiofonico d’Ateneo, F2 RadioLab. Una sala gremita ha accolto l’Artista e architetto in un dialogo aperto e intenso sul rapporto tra musica, bellezza e patrimonio culturale.
Al suo ingresso in sala, Claudio Baglioni è stato accolto dal rettore Matteo Lorito, che ha consegnato all’Artista un riconoscimento simbolo dell’Università Federico II: il sigillo d’Ateneo realizzato dal Maestro orafo Asad Ventrella, che ha creato il labirinto federiciano per celebrare la tappa degli ottocento anni dalla fondazione dell’Università degli Studi di Napoli e la sua indipendenza. Tra i doni anche la pergamena con la motivazione: “All’Architetto Claudio Baglioni, Poeta della musica italiana, per l’alto valore artistico e culturale del suo percorso musicale, e per aver scelto, per il suo GrandTour, location di inestimabile valore storico, archeologico e paesaggistico trasformando i suoi concerti in una narrazione della bellezza della Campania e dell’Italia tutta”.
La musica di Baglioni è un rifugio, un luogo dell’anima dove le emozioni trovano voce e le parole diventano carezze. Le sue canzoni non si ascoltano soltanto: si vivono, si attraversano, si custodiscono come lettere mai spedite.
C’è una delicatezza rara nel suo modo di raccontare l’amore, il tempo che passa, i sogni che cambiano forma. Ogni nota sembra nascere da un ricordo, ogni verso è capace di trasformare l’ordinario in qualcosa di eterno. Le sue melodie hanno il potere di fermare il tempo, di riportarci a un’estate lontana, a uno sguardo, a una promessa.
Baglioni è poesia che si fa musica, è nostalgia che diventa luce. Le sue canzoni sono compagne silenziose nei momenti di gioia e rifugi sicuri nelle malinconie più profonde. Parlano a tutti, ma sembrano scritte per ciascuno.
E forse è proprio questo il suo dono più grande: riuscire a raccontare la vita con una sincerità così intensa da farci sentire meno soli, più compresi, più vivi ed i napoletani questo lo sanno.

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