“Io ho 18 anni e non ho mai visto un mondiale”

2026 per la terza volta, l’ITALIA fuori dai mondiali di calcio


Io ho 18 anni e non ho mai visto un mondiale …si avete capito proprio bene.

L’Italia non si qualifica al mondiale per la terza volta consecutiva, cade a Zenica contro la Bosnia ai calci di rigore ma non è della partita che voglio parlare, sarebbe superfluo a tratti anche inutile.

Parliamo di questi ultimi 20 anni, si perché io i mondiali lì ho visti ma mai con la casacca della mia nazionale, ho dovuto guardare gli altri, vedere popoli interi uniti fra di loro attraverso la passione del calcio gioire, festeggiare ma anche soffrire per il proprio paese.

Tutto inizia nel 2010 anzi partiamo dal 2006 perché a noi italiani piace sempre ricordare prima le cose belle.

Non c’è bisogno che ve lo dica ma forse qualcuno ha dimenticato chi eravamo, a Berlino gli azzurri di Marcello Lippi trionfano contro i nemici storici della Francia con Fabio Grosso che regala il penalty vincente che permette all’Italia di diventare Campione del Mondo!

Sembra l’inizio di una nuova storia dopo ben 24 anni di lunga attesa l’Italia torna a trionfare, è un momento che scaturisce dal grande percorso degli anni precedenti: la finale del 2000 agli europei e un grande mondiale in Corea nel 2002 rovinato dall’arbitro Byron Moreno.

In un periodo in cui il calcio italiano è sconvolto dallo scandalo “Calciopoli” la nazionale torna a brillare con i suoi eroi: Buffon, Cannavaro, Nesta, Pirlo, Totti e Del Piero solo per citarne alcuni.

Ma si sa, noi italiani siamo un popolo che ama festeggiare le vittorie negli sport nazionali, peccato che questa festa senza limiti non coinvolga solo i tifosi ma anche i vertici della Federazione Italiana che anziché porre le basi per costruire un ciclo vincente si adagiano sugli allori e segnano l’inizio del tracollo.

Passano quattro anni, la Spagna è nella sua golden age, vivai eccellenti, campionato con una forte presenza di spagnoli e non dimentichiamoci che ci giocano anche i due calciatori più forti al mondo in quel momento: Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. Le furie rosse riescono a fare una straordinaria tripletta Euro 2008, Mondiali 2010 ed Euro 2012.

La Germania dopo aver investito in stadi, infrastrutture e aver delineato specifici programmi per i settori giovanili si sta riprendendo dopo anni di buio, di lì a poco sarebbe arrivata a vincere il mondiale nel 2014 in Brasile.

 In Inghilterra la Premier cresce a dismisura e gli introiti arrivano a farla diventare il campionato più prestigioso al mondo con essa crescono anche i Three Lions ma soprattutto nascono tanti campioni inglesi.

In Francia invece si cerca di pescare tutti quei giocatori che in base al regolamento possono essere tesserati con la nazione blues, poco importa se non siano francesi “puri” al 100% il movimento calcistico deve ripartire e nei settori giovanili bisogna pescare chiunque sappia giocare a calcio, il resto è storia, vittoria ai mondiali 2018 e finale nel 2022.

Si lo so che state pensando…e in Italia?

La Federazione dopo essersi convinta che noi siamo i più forti qualunque cosa succeda, decide di affidare nuovamente la panchina a Marcello Lippi il quale si affida ad una rosa che in Sudafrica nel 2010 risulterà essere una delle più anziane del torneo.

La scelta è chiara…continuità con il passato, tutto questo porta quattro anni dove il ricambio generazionale è perlopiù inesistente, solo un talento spicca in Serie A, si chiama Mario Balotelli ma Lippi non lo convoca.

Il mondiale 2010 è un disastro, l’Italia viene eliminata ai gironi con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia.

Nel bel paese inizia a scricchiolare qualcosa, si ha quella sensazione che forse qualcosa deve cambiare.

La FIGC interpreta quel risultato come un semplice “incidente di percorso”, alcuni come Roberto Baggio invece hanno capito benissimo, la situazione è più grave del previsto.

Il divin codino aveva presentato alla federazione un programma di 900 pagine per rimodernizzare il sistema calcio ma i vertici non gli dedicano più di una giornata prima di rifiutarlo e spedire quel fascicolo all’interno degli archivi.

Si arriva al campionato del mondo 2014 in Brasile, la Serie A vive uno dei periodi più bui della sua storia, dopo esser stato il primo campionato al mondo non riesce più nemmeno a mandare avanti le proprie squadre in Champions, intanto la nazionale viene dall’illusione della finale ad Euro 2012 dove la Spagna si impone con un gran gioco possesso palla e con un sonoro 4-0 senza storia.

Al momento delle convocazioni Prandelli fa fatica a decidere chi portare, in Serie A il tasso degli italiani è diminuito drasticamente, la presenza degli stranieri è arrivata a superare quella degli azzurri.

E chi sa chi si sarebbe mai immaginato che in quell’occasione avremmo giocato l’ultimo mondiale per i 16 anni avvenire, la nazionale esce ai gironi perdendo contro Costa Rica ed Uruguay.

Al rientro il clima presenta un malcontento generale che coinvolge tutti tranne loro, si ormai avete capito di chi sto parlando, ai vertici della Federazione quell’uscita prematura non fa cambiare la direzione ormai intrapresa e in alcun modo modificabile.

L’Italia non investe in settori giovanili, non investe nei campionati minori, non impone regole al campionato italiano e stadi ed infrastrutture rimangono ormai arretrate di un decennio.

La parentesi di Euro 2016 è quella che più di tutte mostra il declino della nazionale, sulla panchina c’è Antonio Conte e questo si rivelerà l’unica scelta azzeccata che ci condurrà ai quarti di finale ma il dramma sono i convocati per la spedizione in Francia, tra tutti Eder, Zaza, Parolo e Pellè, calciatori che non hanno nulla a che fare con la nazionale ma che si ritrovano lì a causa della coperta ormai cortissima di convocabili.

13 novembre 2017, molti ricordano quella data, si anche io, io che sul divano all’età di quasi dieci anni speravo di vedere l’Italia ai Mondiali, la nazionale di Ventura deve rimontare la sconfitta maturata in Svezia ribaltando il risultato a San Siro che diverrà il teatro dello scempio del calcio italiano.

In quei 90 minuti la polvere sotto al tappeto viene fuori e il pareggio maturato al 90esimo unito alle lacrime di Gigi Buffon indicano perfettamente lo stato attuale dell’Italia che dopo 60 anni non partecipa al mondiale.

Nel paese inizia una caccia alle streghe senza precedenti, i titoli dei giornali dicono “troviamo i colpevoli”, Ventura viene indicato come il maggior responsabile della disfatta e Carlo Tavecchio attuale presidente della Federazione esonera il CT della nazionale prima di dimettersi a sua volta dall’incarico.

Tutti sono convinti che il problema sia risolto, che l’Italia non si sia qualificata in Russia per colpa di Ventura e Tavecchio che dopo le dimissioni aveva denunciato la natura più grande del problema ritrovandola nel sistema.

Agli occhi di un bambino di dieci anni poco importa se hanno esonerato Ventura, se Tavecchio si è dimesso, il sogno mondiale è svanito lì, in quella notte tragica di novembre contro la Svezia.

Gabriele Gravina prende le redini della Federazione e decide di far ripartire il movimento calcistico con Roberto Mancini, in questi anni prima dell’europeo rinviato di un anno causa covid lavora soltanto il CT, nelle assemblee delle tante poltrone del sistema non si muove nulla, nessun programma, nessun’iniziativa, cambiano gli attori ma la trama resta la stessa.

Nel 2021 Mancini e Vialli riescono nella straordinaria impresa di creare un gruppo coeso che potesse fare affidamento più allo spirito di squadra che alla capacita tecniche, l’Italia vince Euro 2021 dimostrandosi superiore contro tutto e tutti, battendo Belgio, Spagna e l’Inghilterra a Wembley trascinata da due campioni assoluti: Gianluigi Donnarumma e Federico Chiesa.

Quella vittoria bellissima ed emozionante si rivelerà in realtà una grande se pur bella illusione perché l’Italia cadrà nella trappola della convinzione che tutto si sia aggiustato e si sa, quando si vince i meriti se li prendono tutti anche chi non dovrebbe o meglio chi sa che il merito non è suo ma si erge a salvatore della patria e così i vertici della Federazione piuttosto che preoccuparsi dei problemi del sistema calcio preferiscono ancora una volta lasciare tutto in balia del destino.

Quella gioia dura poco, pochissimo e solamente 9 mesi dopo l’Italia si ritrova di nuovo ai playoff del mondiale, sembra una formalità, Siamo Campioni d’Europa! Cosa potrà mai andare storto…

L’Italia viene eliminata dalla Macedonia del Nord in casa ed è nuovamente fuori dal mondiale per la seconda volta consecutiva, è un dramma calcistico, tutti si interrogano sull’accaduto, il paese cade in un silenzio di disperazione che attribuisce le colpe al mancato accesso diretto senza passare dai playoff.

Negli occhi di un ragazzo di 14 anni che aveva ormai familiarizzato con questo sport è una delusione inconsolabile nemmeno stavolta il sogno di vedere la propria nazionale ai mondiali si potrà realizzare e quel ragazzo sarà costretto ancora una volta a tifare un’altra nazionale per godersi la competizione più importante al mondo.

La stampa e tutto il tifo iniziano a prendere coscienza della situazione e si chiede ai vertici della Federazione di intervenire immediatamente e di porre fine a questi anni persi tra scelte insensate e tra chi pur di non lasciare il posto è disposto a scendere a qualsiasi compromesso.

E passando per un altro boccone amaro agi Europei 2024 si arriva ad oggi, l’Italia si gioca il mondiale in trasferta contro la Bosnia, 90 minuti per tornare a quelle notti magiche che ci avevano resi grandi tanti fa.

Dopo la lotteria dei calci di rigore la Nazionale guidata da Rino Gattuso deve rinunciare per la terza volta consecutiva ai mondiali di calcio, è una sconfitta che va al di là della rabbia, dello sconforto e delle lacrime che hanno versato in tanti.

Il sistema ha fallito …il movimento del calcio italiano ha perso tutto ciò che aveva costruito nella sua storia.

In questi giorni si chiederanno le dimissioni di Gattuso e di Gravina ma in realtà facendolo commetteremmo lo stesso errore degli scorsi anni, non bastano queste due dimissioni per cambiare le carte in tavola.

L’Italia deve ripartire da zero, dalle fondamenta, tutti devono andare a casa, c’è bisogno di gente nuova, di idee nuove e di programmi nuovi che sappiano far ripartire tutto il sistema calcio.

Sono anni difficili sia per me che ormai mastico di calcio da un po’, sia per tutti quei bambini che si affacciano al mondo del calcio per la prima volta e senza aver scelto ancora la propria squadra vogliono sognare con la maglietta della nazionale.

Sono anni in cui la Fifa scredita gli stadi italiani che addirittura tranne poche eccezioni non sono nemmeno a norma delle nuove regole di modernizzazione delle infrastrutture.

Sono anni in cui i bambini piuttosto che iscriversi alle scuole calcio preferiscono virare sul tennis e sulla pallavolo.

Sono anni in cui in Serie A scendono squadre in campo con un 11 titolare composto solo da stranieri perché si sente dire “non ci sono giovani italiani” e “i giocatori italiani non sono forti”

Sono anni in cui la passione per il calcio italiano si sgretola sempre di più fino a sprofondare nell’abisso.

Sono anni però in cui io mi chiedo cosa si sia fatto veramente per impedire tutto questo e allora quel bambino, poi ragazzo è cresciuto e a 18 anni sente di dover raccontare la verità e di attribuire responsabilità a tutte quelle persone che gli hanno impedito di vivere un’infanzia e un’adolescenza sognando sul divano con la maglia e con la bandiera Italiana.

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Di Francesco Di Martino

Giornalista con grandi passioni nel cuore, tra cui il calcio, la musica ed il cinema, Un pregio? la determinazione mentre un difetto, la determinazione. Per tutti sono Francesco di MeV magazine - Choose Naples @francesco_choose_naples