Lucia di Lammermoor Teatro San Carlo 11 – 24 marzo 2026


Rosa Feola, attesa interprete della Lucia di Lammermoor in scena al Lirico partenopeo con cinque recite dall’11 al 24 marzo nella ripresa della produzione registica in repertorio della Fondazione firmata da Gianni Amelio – in conferenza stampa afferma : “Non è la prima volta che interpreto Lucia, ma affrontare a distanza di dieci anni e in seconda battuta un ruolo per soprano apicale qui al Teatro San Carlo di Napoli, dando forma e voce a una delle massime protagoniste del belcanto italiano sul palcoscenico che ha da sempre sostenuto la mia carriera e soprattutto nel tempio per il quale è nato il capolavoro di Salvatore Cammarano e Gaetano Donizetti, vale per a me a tutti gli effetti come un grande esordio, che avverto come una sfida e affronto con particolare emozione. Anche perché da quel debutto avvenuto a Basilea – spiega – sento di essere cambiata tanto, sia come artista che come persona.

Quindi di poter approfondire in modo decisamente diverso un ruolo complesso e profondamente rivelatore delle capacità tecniche ed emotive di un’artista qui di fatto, attraverso il pentagramma, messe a nudo dinanzi al pubblico.

D’altra parte – prosegue il soprano campano – sin da quando ho aperto lo spartito con Renata Scotto, facendo tesoro delle parole di una speciale maestra e interprete, ho chiaramente compreso quanto Lucia sia una creatura diversa: non pazza, bensì fragile, circondata da un contesto che le è ostile e che l’annienta, così come i colori di tale allestimento significativamente narrano.

A sottolinearne il peculiare e per nulla facile impiego dell’armonica a bicchieri in vetro, in attinenza a quanto comunque compiuto in edizioni recenti al San Carlo, è il sovrintendente Fulvio Adamo Macciardi che, oltre a ribadire il riconosciuto valore di «un titolo straordinario della lirica italiana, scritto apposta per il San Carlo di Napoli da un Donizetti particolarmente ispirato», ha voluto soffermarsi sull’originale presenza in organico dello strumento predisposto in partitura dall’autore per la grande scena e aria della follia della protagonista ma come noto, sin dalla prima rappresentazione avvenuta la sera del 26 settembre 1835, sostituita dal flauto «perché, finiti i soldi – aggiunge il nuovo vertice della Fondazione – l’impresa del Lirico napoletano non riuscì a pagare quella che oggi definiremmo una prestazione speciale».

Resta dunque a noi ammirare, osservare, ascoltare, giudicare.

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Di Valeria Garofalo

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali innamorata dell'incanto che questa città sprigiona, capace di emozionarsi ovunque la scia di una melodia sia in grado di portarmi. ...questa sono io

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