BEBE VIO GRANDIS AI GIFFONER: “INSEGUITE I VOSTRI SOGNI, NON MOLLATE!”
DE LAURENTIIS: “SISTEMA CALCIO IN ITALIA È FALLIMENTARE, BISOGNA RIFORMARLO.

A #GIFFONI55 I GRANDI NOMI DELLO SPORT
BEBE VIO GRANDIS AI GIFFONER: “INSEGUITE I VOSTRI SOGNI, NON MOLLATE!”
DE LAURENTIIS: “SISTEMA CALCIO IN ITALIA È FALLIMENTARE, BISOGNA RIFORMARLO.
Giffoni 17 luglio 2025 – La 28enne fiorettista paralimpica ha inaugurato il 55° Giffoni Film Festival in qualità di primo ospite a incontrare i giffoner. A Bebe Vio il Giffoni Sport Award.
Il patron del Napoli ad Impact, dove ha ricevuto il Premio Ercole: “Cambiato il sentimento della città verso la squadra. Oggi c’è un grande attaccamento alla maglia”. Il nuovo stadio? Tra tre anni. Il cinema in Italia? Una crisi ormai collaudata
Grandi nomi dello sport nella prima giornata del 55esimo Giffoni Film Festival. Bebe Vio Grandis è stata la prima ospite a incontrare i giffoner. La 28enne fiorettista paralimpica ha ricevuto il Giffoni Sport Award (anche se sul blu carpet un fan le ha regalato un cornetto portafortuna, come ha raccontato dal palco della Sala Truffaut).
L’incontro è stato una ventata di aria fresca, una carica di energia e ispirazione, come hanno sottolineato i giurati nelle loro domande. La campionessa ha raccontato di aver trovato l’amore per la scherma a cinque anni: “Ho sbagliato palestra. Mamma mi aveva accompagnato a una lezione di pallavolo ma, pur essendo uno sport bellissimo, mi stavo annoiando così ho imboccato l’uscita, o almeno credevo lo fosse, si trattava di un’altra palestra dove sentivo bambini che piangevano, ridevano, lanciavano la maschera, si sfidavano al fioretto, che all’epoca non sapevo nemmeno cosa fosse. Mi sono innamorata subito e da allora non ho più smesso e non credo che smetterei mai”.
A chi le chiede dove trova la forza di non mollare risponde: “La fragilità va accolta, nella vita non c’è una ricetta per la vittoria” e “anche se tante persone ti dicono che il tuo sogno non va bene tu vai avanti. Io ho partecipato alla prima Olimpiade durante la maturità, i professori si erano impuntati che lo sport fosse tempo perso allora i miei compagni si sono divisi le materie e mi facevano un ripassone dei giorni che avevo saltato a scuola. Qualcuno mi dava contro? Io mi impegnavo di più”.
Aurelio De Laurentiis, l’imprenditore. Dal cinema al calcio andata e ritorno. La sua esperienza professionale che diventa anche umana. Il suo arrivo a Napoli – la città dove vorrei vivere per sempre, altro che il mignottaggio dubaiano – come è cambiato il calcio in questi venti anni, come realizzare i propri sogni senza arrendersi, avendo il coraggio di fare scelte. Anche controcorrente. Il patron del Napoli calcio incontra i ragazzi di Giffoni Impact in una affollatissima Sala Verde. E lui non si risparmia alle domande che arrivano dal pubblico. Il discorso è ricco di aneddoti che lasciano emergere il profilo di un uomo di successo, carisma e personalità da vendere. “Non amo parlare ma rispondere. Tutto quello che volete chiedermi, tranne il mercato, può diventare una domanda.
Parliamo di cinema e di sport”. Quali sono gli obiettivi del Napoli? Il presidente del Napoli risponde così: “Competitivi ai massimi livelli. Il problema del Napoli è che noi, come gli altri – accompagnati dalla Francia – siamo immersi in un sistema fallimentare. L’Inghilterra ogni anno perde 750 milioni di sterline. Dobbiamo prendere decisioni, altrimenti tra due, tre anni il calcio scompare. Al sottosegretario Fazzolari ho consegnato due, tre cartelle. Rispetto il Ministro dello sport che ha già allungato il contratto dei calciatori a 8 anni, una mia richiesta. Ha fatto tanto, ma non basta.
Rischiamo di usurare la salute dei nostri calciatori, dobbiamo intervenire altrimenti il calcio fallisce.
Negli Stati Uniti, il basket fortissimo stava perdendo soldi una decina di anni fa. Le squadre hanno deciso di sospendere il campionato per sei mesi, hanno deciso i cambiamenti. Abbiamo una serie B fallimentare, una serie A che non riesce a ridursi. Tutti i costi sono arrivati alle stelle, come per le squadre femminili. Chi sta dietro al calcio, istituzionalmente parlando, sembra quasi che faccia la guerra al calcio, pur di non farlo crescere. Veltroni ebbe un’intuizione felice, considerare le società di calcio come società di capitali che devono avere i conti in equilibrio. Ma questa cosa non è entrata nella testa di nessuno. E si continuano ad ammettere in serie A squadre che non hanno le condizioni per starci. I politici credono che noi siamo miliardari, quando il 90% dei club è pieno di debiti”.
Il cinema si intreccia al calcio: “Continuo a fare il cinema – dice – in Italia è una corsa ad ostacoli. Nel
lontano ’69 decisi di non andare in America seguendo le orme di mio zio e mio padre. Nel ’74 ho fondato la Filmauro che è ancora viva e vegeta. Ho preso il Napoli da un fallimento: era un foglio di carta. Eppure l’abbiamo riportato in vita. Ho sempre creduto nel cinema e nel calcio”.
Ampi i riferimenti storici, dalla legge 1213 del 1965 al controverso rapporto tra cinematografia italiana
e quella statunitense: “E’ una legge – spiega – che ha tagliato le gambe alla nostra cinematografia, prima di questo provvedimento eravamo la seconda al mondo. Con i nostri film di genere abbiamo invaso il mondo. Franceschini da ministro alla cultura ha provato ad abolire quella legge ma poi non sono stati approvati i decreti attuativi. Senza regole certe si uccide la creatività”. E nel calcio? Ho avuto le stesse resistenze dice. “Abbiamo una legge, la Bossi – Fini, che limita il numero degli extracomunitari. Ed è un vincolo anacronistico che solo l’Italia ha. E che ci penalizza tantissimo”.
Poi il rapporto con Napoli: “Ho visto come è cambiato il modo di vivere il calcio a Napoli. Quando sono
arrivato qui non c’era alcun attaccamento a questa maglia. Dopo aver comprato la società, in un campetto sulla via marittima, vidi tre ragazzini che giocavano a pallone. Fermai l’autista per scendere dalla macchina. Uno aveva la maglia del Milan, uno della Juve e uno dell’Inter. Mi rivolsi a loro dicendo: Ma siete napoletani? Non vi vergognate, perché non avete neanche una maglia del Napoli? Il Napoli era dimenticato. Oggi invece i bambini sono gloriosamente dei fedelissimi e attaccatissimi a questa maglia”.
La conferma arriva dalla sala: non si contano i bambini presenti che indossano fieramente la maglia del Napoli…
Napoli città del Sud: “Questa divisione – aggiunge – tra Nord e Sud mi ferisce da sempre e non perché
mio padre fosse nato a Torre Annunziata e mio nonno a Torella dei Lombardi in Irpinia, ma perché il Sud rappresenta una possibile ricchezza. Perché dove non c’è nulla, se tu semini raccogli molto di più.
Mi sono sempre meravigliato di questa cecità. Ora mi sembra si voglia invertire questa tendenza”.
Ancora aneddoti, quella volta che portò Maradona sul grande schermo con un ingaggio da mezzo miliardo di lire fino alla scelta di chiamare Giorgio Armani per disegnare le nuove maglie del Napoli:
“Volevo un marchio che fosse credibile, che fosse sinonimo di qualità nel mondo. Oggi quel segmento
rappresenta un’azienda all’interno dell’azienda. Non ho mai abbandonato l’idea di dover detenere i
diritti d’immagine e quella scelta oggi ha pagato moltissimo”.
E poi risposte a raffica. A quando il nuovo stadio del Napoli? “Tra tre anni”. Il cinema italiano in crisi?
“Mi sembra una crisi consolidata”. L’intelligenza artificiale? “Mi affascina da morire”.
“Questo è il mio percorso – aggiunge – Ho sempre combattuto l’illegalità, la pirateria. Se vogliamo
davvero cambiare il sistema, dobbiamo avere il coraggio di fare delle scelte. E di prenderci la responsabilità di farle”.
Applausi a scena aperta. Foto di rito. E consegna del premio Ercole, l’eroe delle dodici fatiche e delle
grandi imprese. E di queste Aurelio De Laurentiis è indiscutibilmente un esperto.


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