POMPEI non smette di stupire


L’area archeologica di Pompei non smette mai di stupire, un’ennesima e straordinaria scoperta: nella Regio V, area interessata da scavi, nell’ambito del progetto di manutenzione e restauro, emerge direttamente del 79 d.C. un Termopolio intatto e con colori brillantissimi.

I colori brillantissimi, non sono l’unica cosa che sono tornato alla luce, nei contenitori/recipienti del Termopolio sono state rinvenute tracce di alimenti, che venivano venduti da asporto per strada.

L’asporto e lo street food erano d’uso a Pompei, infatti i pompeiani amavano consumare, proprio come i napoletani, cibo e bevande per strada.

Il Termopolio è ubicato all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi. Il Termopolio, fa parte di un impianto commerciale che ha già restituito nella piazzetta antistante una cisterna, una fontana e una torre piezometrica per la distribuzione dell’acqua, dislocate a poca distanza dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento.

Sul fronte della parte centrale del bancone l’immagine di una Nereide a cavallo in ambiente marino e, sul lato più corto, l’illustrazione probabilmente della stessa bottega alla stregua di un’insegna commerciale. Completano le decorazioni, nature morte e scene di animali, probabilmente venduti nel locale.

Infine, frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre germane esposte a testa in giù, pronte per essere preparate e consumate, un gallo e un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem. Una sbeffeggiante iscrizione graffita ‘Nicia cinede cacator’ si legge sulla cornice che racchiude il dipinto del cane: ‘Nicia (probabilmente un liberto proveniente dalla Grecia) cacatore, invertito!’ forse lasciata per prendere in giro il proprietario o da qualcuno che lavorava nel termopolio.

Anche il ritrovamento di ossa umane, raccontano come al momento dell’arrivo dei flussi piroclastici, il Termopolio fosse in funzione. I Termopoli, dove si servivano bevande e cibi caldi, come indica il nome di origine greca, conservati in grandi dolia (giare) incassati nel bancone in muratura, erano molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (il pasto) fuori casa. Nella sola Pompei se ne contano una ottantina ma nessuno con il bancone interamente dipinto, a conferma dell’eccezionalità del ritrovamento.

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