dei romani è un’esperienza unica…


Una visita guidata a Pompei, non può prescindere dal passare per il suo luogo più trasgressivo, tuttavia, la prostituzione a quel tempo era considerata un fatto del tutto normale. A differenza dei giorni nostri, la società romana non giudicava negativamente chi decideva di recarsi in un bordello; anche se è risaputo che qualche patrizio, per non farsi riconoscere, si camuffava con vari espedienti.

Nel lupanare le prostitute, per lo più schiave greche e orientali, esercitavano la loro professione pagate tra i due e gli otto assi (una coppa di vino ne costava uno). Quindi la prostituzione era regolamentata, non per ragioni morali, quanto per il profitto. Infatti anche gli uomini romani di più alto status sociale erano liberi d’impegnarsi in incontri con persone che esercitavano la prostituzione, sia femmine che maschi, senza alcun pericolo d’incorrere nella disapprovazione morale. Era importante, però, mostrare moderazione e autocontrollo.

Le prostitute si dovevano registrare con il proprio nome, l’età, il luogo di nascita e lo pseudonimo con il quale potevano esercitare. La prostituzione veniva praticata da entrambi i sessi, anche se le fonti affermano che quella femminile era quella più diffusa. Se però da una parte chi frequentava i bordelli non veniva giudicato come immorale, dall’altra le prostitute cadevano nella vergogna sociale. Una prostituta si poteva riconoscere dalla toga che indossava, capo che era prerogativa dei maschi romani, mentre le prostitute di bassa estrazione sociale tendevano a mostrarsi quasi del tutto nude di fronte al proprio cliente.

I “luoghi operativi”, i postriboli erano chiamati Lupanari (dal latino lupa=prostituta), veri e propri luoghi dedicati al piacere sessuale, quelli che oggi noi chiameremmo bordelli o “case chiuse”. La maggior parte dei lupanari erano composti da una singola camera, dove vi era situato un letto provvisto di materasso, unico ornamento delle camere erano le pitture murali a sfondo erotico, mentre sulla porta della camera vi era scritto il nome della prostituta ed al suo interno e il tariffario.

Il lupanare più famoso è senz’altro quello di Pompei. Il piccolo edificio si trova all’incrocio di due strade secondarie; costituito da un piano terra e un primo piano a cui si accedeva mediante una scala stretta. La costruzione dell’edificio risale con ogni probabilità agli ultimi periodi della città: in una cella, infatti, l’intonaco fresco ha catturato l’impronta di una moneta risalente all’anno 72. A destare interesse sono i dipinti a soggetto erotico sistemati sulle porte di accesso alle stanze. Infatti, gli affreschi alle pareti rappresentavano le diverse “prestazioni” che si potevano richiedere e ognuna di queste aveva un prezzo ben preciso. Il prezzo andava dai due agli otto assi, ma il ricavato di ogni prestazione andava al padrone o al tenutario del bordello, poiché le prostitute non possedevano alcuna personalità giuridica.

All’entrata si potevano acquistare i preservativi, intestini essiccati di pecora che  avevano la funzione di evitare la trasmissione di malattie veneree. Infatti parte della dotazione dei soldati romani impegnati nelle lontane e lunghe campagne militari, per evitare che questi contraessero malattie veneree capaci di decimare eserciti interi. 

Le Spintriae, infine, erano dei particolari gettoni romani, usati in genere per pagamenti all’interno di un lupanare, le case d’appuntamento romane. Questi gettoni, coniati in ottone o bronzo con le dimensioni di una moneta da 50 centesimi di euro, erano utilizzati per pagare le prestazioni sessuali delle prostitute. Su un lato vi era la rappresentazione delle scene (coito o fellatio), mentre sull’altro i numeri da I a XVI. In alcune spintriae si trova a volte impressa la lettera “A”, probabilmente ad indicare il costo delle prestazioni in assi. Molti di questi particolari gettoni vengono spesso rinvenuti nel corso degli scavi archeologici, soprattutto nelle vicinanze dei Lupanari.

Il tour degli Scavi di Pompei è un’esperienza unica…

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