…per amore, solo per amore


Strano molto strano che il pubblico partenopeo, i tifosi del Napoli disertino l’arena di Fuorigrotta. Possibile che i napoletani si sono stancati del Napoli? Possibile?

Assolutamente no!

Ma quali possono essere le cause? Certo le pay-tv che ti portano lo stadio in casa, ma questo se vale per i napoletani dovrebbe valere anche per le altre tifoserie ed invece le “altre” si godono le proprie squadre con un numero di abbonati di tutto rispetto, pur non ottenendo risultati come quelli del Napoli. Vedi Milan e Fiorentina su tutte.

“l’amore non si compra”

Sono proprio queste due ultime squadre citate ha fatto nascere la voglia di scrivere ed inserire nella discussione in corso un personalissimo punto di vista.

Ma partiamo con due bei ricordi: luglio del 1975 il Bologna cede Savoldi al Napoli. Savoldi, mister due miliardi di lire, in pratica, più o meno in maniera grossolana un milione e mezzo di euro ed in quell’anno il Napoli conta circa 70.000 abbonati. Nella stagione 1984/85 a Napoli arriva Maradona, tra la prima e la seconda stagione al Napoli, in campionato arriviamo al 5° posto ed arriviamo ad oltre 80.000 abbonati.

Questi due episodi seppur eclatanti hanno lasciato in me, come credo in tanti miei coetanei, oramai attempati tifosi, due riferimenti economici: mister 2 miliardi per Savoldi mentre dell’operazione Maradona, addirittura il risvolto economico è citato nella canzone da stadio “Maradona è meglio e Pelè …. mazzo tanto“. A quel tempo la comunicazione era solo “amore per la squadra“, anche se la fine di quel periodo non è stato glorioso con il fallimento fisico della società.

A questo punto senza sottolineare la solita litania presidenziale, sul dove ci ha trovati a dove ci ha portati che pur essendo la verità non trovo elegante rinfacciarla ogni volta. Credo che sotto accusa che il modo di gestire la comunicazione da parte della Società Calcio Napoli. Una comunicazione capace, in questi nuovo periodo del Napoli Calcio, di sperperare un capitale umano – “la tifoseria del Napoli” – da sempre esempio di civiltà e calore, vero dodicesimo uomo in campo in casa ed in trasferta.

Credo che dal salvataggio, post fallimento con la successiva e quasi maniacale tenuta dei conti a posto, la società abbia perso di vista, o non abbia mai avuto, la passione per la maglia. Infatti, per scagionarsi dalle accuse definisce ingrati i tifosi che non riconoscono quanto fatto. In realtà, non funziona così, nel calcio non bastano i conti a posto ed evitare i fallimenti, la comunicazione verso i tifosi deve contenere il sogno. Certo dalla serie C ai primi posti in campionato ed anche la nuova immagine nelle competizioni europee sono oramai acclarate, e nonostante ciò, i tifosi non sono contenti.

Fino a quest’anno, anzi a questi giorni, dove il dimezzare il costo degli abbonamenti e la buona campagna acquisti doveva veder volare il numero di abbonati, ha visto invece un involuzione dei numeri che al momento si sono attestati a poco più di 9.000.

E’ evidente che le offerte da supermercato ed il dover baciare la terra in segno di ringraziamento, non funziona, l’amore non cresce, o meglio non viene dimostrato con gli abbonamenti e le presenze, ma ogni napoletano ama in silenzio.

Il calcio, è un’azienda senza esserlo, è un’azienda con una parte commerciale ed un brand completamente a se stante fatto di viscere e sangue “passionale”, un brand che va coltivato ed amato come una vera donna che vuole essere amata e non comprata, vuole essere perdonata e non punita, una donna che non dovrà mai dire grazie…

Parafrasando la Filumena Marturano di Eduardo… “i figli non si pagano”, l’unica cosa che mi viene da pensare che “i tifosi non si comprano“. Nella Società Calcio Napoli c’è bisogno di chi si prende cura della tifoseria, dei bambini, dei ragazzi, dei tanti anziani tutti con un minimo comune multiplo l’amore per la maglia.

Non sono in grado di fornire ricette al proposito, ma posso raccontare una aneddoto che ben si sposa con il tema… ‘O cappotto – Napoli 2 – Juventus 6, quel lontano 15 dicembre del 1974 ero allo stadio con mio padre ed io scendendo in lacrime lo scalone del settore distinti, per rincuorarmi non mi raccontò del fatturato o del valore della rosa della Juventus ma mi disse la prossima volta “li facciamo un mazzo così“.

Oggi allo stadio o per strada non c’è tifoso che non sia un commercialità e possa sciorinare numeri da modello unico e partita doppia. Mentre alle sconfitte (fortunatamente poche) gli epiteti al presidente sono ben noti hanno un indirizzo commerciale ed economico, come se una sconfitta possa essere risolta con l’acquisto dei c.d. top player da centinaia di milioni di euro.

Una ricetta? Potrebbe essere iniziare una nuova fase dove tutti, società, media, giornalisti ed addetti ai lavori… cominciamo avere un nuovo tipo di comunicazione. La società azzera i toni che parlano esclusivamente di numeri e comincia ad ad amare il gioco per quello che è …un gioco, magari con un addetto alla comunicazione donna, ed i tifosi del Napoli, da galantuomini quali sono, ricomincino a mostrare tutto il loro amore, ritornando ad amare non di nascosto ma alla luce dello stadio San Paolo il Napoli.

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