26 luglio


Forte è la devozione per Sant’Anna, che si respira tra le strade di Napoli. Sant’Anna madre di Maria, e protettrice delle partorienti, da sempre ha avuto festeggiamenti e onori, nel giorno a lei dedicato, 26 luglio.

Già la sera della vigilia, in una delle chiese più antiche di Napoli, Sant’Anna alle Paludi, che si trova in corso Arnaldo Lucci, ci si prepara all’ ”Ngannaccata ‘e Sant’Anna”. ”Ngannaccata” in lingua napoletana, significa “prepararsi”, ed in questo caso, significa la vestizione con gli ex voto e la preparazione dell’immagine venerata nella chiesa, il tutto accompagnato da canti popolari, come da tradizione ormai secolare e da racconti e leggende e dove, nei giorni successivi alla festa, ci si potrà ungere con l’olio benedetto della lampada votiva. Tra le invocazioni più conosciute ci sono “Sant’Anna, vecchia e putente” e “Vuje ca site ‘a mamma da Maronna, chesta grazia ‘a cerco, ‘a spero e ‘a voglio!”

Sant’Anna alle Paludi deve il suo nome all’esistenza di enormi paludi in questa zona, zona che poi bonificata da Carlo II D’Angiò,  in quell’epoca erano esterne alle mura del regno di Napoli. La chiesa sin dalla sua nascita, fu intitolata alla Madonna delle Grazie, ma era quasi d’obbligo un culto alla Madre di Maria e le prime testimonianze si hanno già alla fine del 600. Di origine medioevale, dell’antica struttura non ne rimane quasi traccia, questo dovuto ai vari rifacimenti che partirono dal 600 fino al 900.

Le tradizioni popolari e religiose della zona delle paludi, erano quasi tutte dedicate a Sant’Anna, verso la quale ancora oggi il popolo mostra una affezione come ad una parente sempre presente. Una leggenda vuole che l’immagine venerata e, fu ritrovata nelle parti dove ristagnava il fiume Sebeto, che attraversava la zona delle paludi, da un contadino Nicolino Panerano.

Mentre ritornava dalla battaglia del Ponte della Maddalena quest’ uomo devoto e coraggioso che si era distinto in combattimento, camminando vide una bimba piangere sotto un albero di melograno, che gli chiedeva aiuto per sua madre che era caduta in un pantano, mentre scappavano da un serpente che voleva morderla.

L’uomo non si tirò indietro ascoltato le preghiere della piccola, e vedendo la mando della madre che usciva dal pantano, si affrettò a scavare nel fango per portare in salvo la donna. Mentre Nicolino scavava, però, si accorgeva un po’ per volta che quella donna non era fatta di carne ma era una statua e che aveva in braccio una bimba identica alla piccola che stava sotto l’albero a piangere. Nelle varie leggende raccontate si dice che alla fine, la statua parlando, si presentò a Nicolino come la Madre Sant’Anna, dicendogli di farsi portare nella vicina chiesa da dove avrebbe protetto tutti i paludani.

Tra le pratiche devozionali ancora in uso ci sono i martedi di Sant’Anna, dove vengono fatte messe devozionali e pie pratiche tutte dedicate alla santa. Un tempo si affiancava anche una tradizione culinaria, che vedevano tra le varie preparazioni anche il pagnottiello, un pane imbottito, che poteva essere consumato durante la giornata. Ma di grande fascino, ancora oggi, molto sentita, è la processione della Santa ngannacata. Della processione si trovano testimonianze già dai primi dell’800, la Santa veniva portata in processione nelle paludi e per le stradine del Borgo Loreto su di un carro, tirato dai devoti poi portato da buoi.

Ma un assetto definitivo fu dato da rettore don Tobia Strina, che decise di creare una corporazione di facchini, oggi deputazione dei portatori, incaricati di portare il fercolo a piramide sulla quale è collocata la statua.

I fuochi a mare di Ischia: Ma anche l’isola d’Ischia omaggia la Santa, con la sua festa a mare. Molto conosciuta anche dai turisti di ogni parte del mondo, ed attesa ogni anno, si svolge una vera e propria processione che partendo da Ischia Ponte, nello scenario della baia di Cartaromana, le barche allegoriche che sono vere e proprie macchine sceniche galleggianti che si ispirano a temi legati all’isola, arrivano fino alla chiesetta dedicata alla Santa. La processione, si conclude con uno spettacolo di fuochi pirotecnici. Le numerose lampetelle messe sugli scogli di Sant’Anna, sui bastioni del castello Aragonese, sulla torre Sant’Anna, sui balconi del borgo, creano una scenografia magica e suggestiva. Lo spettacolo dei fuochi e il simulare l’incendio del castello, è un recuperare la memoria storica dell’isola. L’evento che si ricorda è quello dei cannoneggiamenti da parte degli inglesi durante l’800. Come da tradizione ci saranno tutti, dagli ischitani ai turisti, che seduti sugli scogli, o nelle barchette che animeranno il mare, saranno in attesa delle luci nella notte dedicata a Sant’Anna.

Si ringrazia per il filmato CHINAPLES

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