La festa che Napoli non dimentica


L’incendio del Carmine è tra le ricorrenze religiose più sentite ed antiche della città di Napoli.

Festa  religiosa dedicata alla Madonna del Carmelo, o Madonna Bruna, proprio a ricordare il colore bruno della pelle della vergine in riferimento all’icona di epoca bizantina. Una devozione antichissima, già presente ai tempi dei profeti. Citata nell’antico testamento, nel primo libro dei Re, ove si raccontava della costruzione di una chiesa dedicata alla Madonna sul monte Carmelo in Israele.

“Mamma d’o Carmene”

Segno devozionale è lo scapolare, che i devoti portano con se per tutta la vita,si tratta di un quadratino  di stoffa con l’immagine della vergine che ha in braccio il bambino. Secondo la leggenda la Madonna nel XV  apparve a San Simone Stock rivelandogli il privilegio dello scapolare, affermando che chiunque avesse portato tale scapolare simbolo di devozione profonda ed affidamento a Cristo, avrebbe ricevuto la liberazione dalle pene del purgatorio il sabato successivo alla loro morte.

La devozione a Napoli nacque nel XIII secolo, quando i primi carmelitani arrivarono nel regno, costretti a lasciare il Monte Carmelo date le continue persecuzioni dei saraceni. Arrivarono in Campo Moricino, o Muricino, chiamato così perché proprio a ridosso delle mura del Regno di Napoli, circondato dal mare e fuori dalla città di, si sistemarono in una piccola chiesetta già esistente dedicata a San Nicola di Mira, più comunemente conosciuto come San Nicola di Bari. Questa chiesetta custodiva in una piccola grotta un’immagine di una madonna bruna con un bimbo, che una leggenda posteriore, volle che tale immagine fosse stata portata dai carmelitani stessi dalla Palestina. La vicinanza poi a Piazza Mercato fece si che la devozione si diffuse molto velocemente. La costruzione della moderna chiesa fu voluta dagli angioini, che fecero inglobare anche l’antica chiesetta, rifugio dei primi carmelitani nel regno. Una piccola curiosità in realtà la chiesa in principio fu dedicata alla Madonna Assunta, qualcuno dice per volere di Re Carlo I D’angiò, altre fonti invece affermano che era uso dei carmelitani dedicare le loro chiese o all’assunta oppure all’annunziata.

La consacrazione liturgica col titolo del Carmine avvenne solo nel 1828, anche se tutto il popolo napoletano la chiamava già Carmine. Piazza importante per la storia di Napoli, piazza del Carmine ha raccolto per secoli, le voci del popolo, le antiche botteghe, le lotte dei regnanti per arrivare sul trono di Napoli, rivoluzioni come quella di Masaniello, feste e atroci condanne a morte, come quella del giovane Corradino di Svevia. Oggi parte di quella che è stata la storia del regno di, viene ricordato con l’incendio del campanile del Carmine. Il giorno della vigilia della festa religiosa che è il 16 luglio, ci si prepara ad assistere ad una delle tradizioni più antiche, l’incendio del campanile. Il tutto è seguito non solo da preghiere ma da canti accompagnati da tammorre. Il rogo sembra voglia ricordare un usanza che era nota già ai tempi di Masaniello. A due passi dalla chiesa, veniva costruito un castello in legno  a cui i popolani davano fuoco, volendo ricordare le antiche battaglie contro i mori. Col tempo la rappresentazione dell’incendio fu poi trasferita alla sommità del campanile. La ritualità ha la massima importanza… in piazza vengono spente tutte le luci, e iniziano a partire girandole colorate per richiamare l’attenzione dei presenti. Bengala colorati con la scritta “Napoli devota alla Madonna Bruna” ci ricorda che tutto questo spettacolo appartiene al popolo napoletano, e così ha inizio l’incendio del Campanile. Di solito dalla piazza si sentono le persone che in lingua napoletana, dicono “Ecco sta partenno sorece”, ecco sta partendo il topo, che stà ad indicare il razzo che parte da un terrazzo per colpire il campanile e far iniziare l’incendio. È un turbinio di esplosioni, colori che illuminano a giorno la piazza, e mentre infuria l’incendio una stella luminosa va a prendere con una carrucola, l’immagine della madonna che salendo verso il campanile, doma e spegne l’incendio. E qui esplode la gioia del popolo e qui che ancora una volta questa piazza è di nuovo la piazza delle feste e dell’allegria popolare. A’ mamma rò Carmene ha fatto il miracolo spegnendo le fiamme. Certo non è lo stesso tipo di prodigio fatto dal nostro Santo patrono San Gennaro, ma la suggestione è diversa, qui si vive la vera essenza della napoletanità, quella più spontanea, quella più popolare, quella che ci è stata tramandata dalle nonne, che non è mai improvvisata e che rende questa città, Napoli, come unica al mondo.

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