Guglie e macchine da festa


Per capire il significato della Guglia a Napoli bisogna andare un pò indietro nel tempo e capire come questo elemento architettonico nasca nell’immaginario collettivo. Il tema stesso della Guglia attinge alla cultura napoletana delle macchine a festa, perciò le piazze partenopee che accolgono queste architetture ne vengono influenzate solo marginalmente. Al contrario di quanto avviene a Roma, nella quale “l’arredo” viene considerato parte integrante della risistemazione urbanistica promulgata da Sisto V, a Napoli essendo stato inutile o quasi l’espansione prevista da Don Pedro de Toledo, nel ‘600 si sente l’esigenza di cambiare interi brani di quartieri, con interventi non programmati, da parte di clero e nobiltà spesso in conflitto tra loro. La piazza, era un luogo molto ambito perché isolava i luoghi religiosi dai fabbricati circostanti; per permettere l’arrivo alla chiesa in carrozza, le processioni, ma era anche segno di prestigio e di rappresentatività. Le guglie diventano, perciò, segno della definitiva conquista di questo spazio rituale, la piazza. Le guglie sono, ancora, destinate ad esorcizzare il pericolo di eruzioni e pestilenze.

“macchine da festa”

La Guglia di San Gennaro fu edificata dopo l’eruzione del Vesuvio del 16 agosto dl 1631. Per costruire l’obelisco con Guglia doveva essere utilizzata una colonna di marmo venuta alla luce durante gli scavi nella cappella del Tesoro di San Gennaro al Duomo. Il lavoro fu affidato ai due artisti più di spicco del momento, Fanzago e Finelli. I due, però, avrebbero avuto responsabilità ben distinte; il primo di curare la l’architettura e il secondo di modellare e fondere la statua. Dal 1637 fino al 1645 Fanzago lavora alla guglia, preparando la base i rivestimenti e dirigendo i lavori. La mancata donazione della colonna diventa l’occasione più felice delle invenzioni fanzaghiane, con l’articolazione di elementi che danno l’idea di colonna attraverso una disposizione gerarchica e un gioco chiaroscurale. Un’altra particolarità della guglia è che nel basamento vi è l’autoritratto del Fanzago. L’opera venne finalmente inaugurata nel 1660 diventando punto obbligato di processioni, al punto da sollecitare gli altri ordini ad innalzare una “propria guglia”.

La Guglia di San Gaetano fu eretta per volere dei monaci teatini che volevano rendere omaggio al Beatificato (1629) e po Santo Gaetano. Sono testimoniate due fasi costruttive: 1657-1670 e 1694-1725, intervallate da terremoti che molto probabilmente resero vano il lavoro precedente. La prima fase costruttiva fu affidata a Cosimo Fanzgo e Andrea Falcone, testimonia l’opera l’incisione del Parrini di fine seicento dove, a seguito del terremoto, si possono notare le colonne della chiesa di San Paolo Maggiore in terra, mentre la statua di San Gaetano si erge su di un basamento a forma di piramide. Oggi, invece, è visibile l’insieme dell’iter costruttivo che si concluse nel 1725.

La Guglia di San Domenico fu iniziata per voto dopo la peste nel 1656 da Cosimo Fanzago, che sospese i lavori nel 1658. L’intervento dell’artista anche se limitato, fu tale da influenzare il suo successore, Antonio Picchiatti a seguire il primo progetto. L’opera fu terminata solo nel 1737 da Antonio Vaccaro. Nelle decorazioni in marmo bianco e bardiglio si rivela la mano del Fanzago Mentre per quanto riguarda la parte finale, formata da una piramide, risulta la meno riuscita dell’opera, perché troppo tozza In ogni caso bisogna riconoscere al Vaccaro, che se ha fallito nelle proporzioni volumetriche, è riuscito almeno nell’intento di “ricucire” l’ornamentazione.

La Guglia dell’Immacolata è un tipico esempio del barocco napoletano, alta 30 metri, fu eretta da Giuseppe Di Fiore su progetto di Giuseppe Genuino, entrambi allievi del Vaccaro, tra il 1747 e il 1750. I promotori di quest’opera furono, Re Carlo III e la regina Maria Amalia insieme ai gesuiti, per esorcizzare la peste del 1743 , e per commemorare la vittoria di re Carlo sugli austriaci del 1744. Precedentemente nel 1705 era stata eretta, nel luogo della guglia, la statua equestre di Filippo V di Spagna, per ricordare la visita di qualche anno prima del sovrano. Il 7 agosto del 1707 la statua era stata abbattuta a furor di popolo. La guglia fu costruita con una pubblica colletta. E’ formata da un basamento poligonale e due livelli superiori, al disopra dei quali vi è la statua della Immacolata in rame dorato. In questa opera gli artisti hanno dimostrato di aver recepito le applicazioni della sintesi tra architettura e scultura sperimentate da Cosimo Fanzago.

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