Cristo Velato e…


La Cappella Sansevero, affonda le sue radici nel 1590, quando il duca Giovan Francesco de’Sangro fece costruire un primo sacello votivo nel giardino del palazzo di famiglia. Dopo i padri, i figli sono destinati a completare le opere dei genitori, così Alessandro de’Sangro, nel 1608 ampliò l’edificio.

Nel 1745 Don Raimondo de’Sangro,  Principe di Sansevero, sottopose la cappella ad una totale ristrutturazione secondo un suo progetto personale. Il Sansevero volle imprimere nel marmo il viaggio mistico  che l’uomo deve compiere per giungere alla Verità , dalla pietra grezza alla pietra filosofale, dal piombo all’oro, dall’ignoranza alla conoscenza.

cuore della napoli antica

All’interno della Cappella lavorarono i più grandi artisti che risiedevano a Napoli nel Settecento, grandi maestri quali Francesco Maria Russo, che affrescò la volta, Fortunato Onelli, autore dello “Zelo Religione”, Paolo Persico, che scolpì gli angeli ai lati dell’altare e la “Soavità del Giogo Matrimoniale”, sempre sull’altare trova posto la pala d’altare di Francesco Celebrano, autore tra l’altro del “Dominio di se stesso”.

Ma gli artisti che maggiormente lasciarono la loro geniale impronta all’interno della Cappella, sono Francesco Queirolo, che scolpì molte delle opere marmoree che trovano posto nella Cappella, ma il suo lavoro più bello rimane il ”Disinganno”, con quel suo magnifico intreccio tra l’uomo e la rete; Antonio Conradini, che fu il primo a lavorare nella Cappella scolpendo il “Decoro”, il bassorilievo del “Noli me tangere” e la bellissima “Pudicizia”, dove una giovane donna è avvolta da un velo che ne fa intravedere le sembianze, qui l’artista tiene presente l’iconografia classica ad esempio dell’Iside Velata ma la dolcezza del viso di questa giovane raggiunge livelli mai toccati prima.

Il Sanmartino fu l’ultimo grande artista che lavorò per il Principe, il suo “Cristo Velato” è forse la sua opera più famosa, qui il Salvatore adagiato su un letto, dopo la sua morte viene coperto da un velo di marmo che ne sigilla l’espressione. Nella Cavea, al disotto della Cappella trovano posto i due esperimenti anatomici che Raimondo compì, nel 1760, in collaborazione con il medico Giuseppe Salerno.

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Il Sanmartino fu l’ultimo grande artista che lavorò per il Principe, il suo “Cristo Velato” è forse la sua opera più famosa, qui il Salvatore adagiato su un letto, dopo la sua morte viene coperto da un velo di marmo che ne sigilla l’espressione.

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