GIUSEPPE GALASSO, LA STORIA E NAPOLI


Partendo da una città in cui, come scrisse Benedetto Croce, storia e vita si confondono, Galasso l’ha restituita ai più vasti spazi del Mezzogiorno, dell’Italia e dell’Europa.

All’interno della sezione dedicata a I maestri, il Professore Luigi Mascilli Migliorini, membro dell’Accademia dei Lincei, ha offerto il ritratto del suo maestro,
Giuseppe Galasso, che ha reso grande la storia di questa disciplina.

Il rapporto che lo storico Galasso ha con la sua città è decisamente di tipo ancestrale, data la sua appartenenza, dalla nascita, alla parte più antica e popolare che ha fatto da collante per ben novant’anni, tale da determinare in lui un forte impegno politico sin dalla sua più giovane età. Migliorini ricorda, infatti, che a soli quindici anni si è iscritto con convinzione al Partito Repubblicano.

Un legame intenso tra politica e storia che ha permesso di conferire allo storico l’aspetto di un vero e proprio “fabbricante di storie”, esprimendo in questo modo tutta l’artigianalità del suo mestiere.
Inoltre, la storia stessa non è maestra di vita, ma anzi la vita e le esperienze delle cose la rendono viva e plasmano il bisogno che hanno gli uomini di ricapitolare il proprio percorso esistenziale, per trarne innumerevoli volte un bilancio.

“La solitudine feroce del presente”

Il Professore Migliorini sottolinea come Napoli, per Galasso, sia stata l’origine della sua idea di storia, vicina peraltro a Benedetto Croce, di cui riproduce la sua “olimpicità storica” nel prendere costantemente materiali dall’esistenza umana.
Come afferma Galasso, nella sua Intervista sulla storia di Napoli del 1978, “Napoli non riesce a stabilire un rapporto veramente egemonico rispetto al Mezzogiorno, alle province meridionali,
né quando è capitale vice-regnale, né quando ritorna ad essere con
i Borbone, capitale di un Regno autonomo e neppure dopo l’Unità, quando perde quello status, rivelandosi incapace di trasformarsi in grande capitale regionale, centro egemonico vuoi dell’intero Mezzogiorno continentale, vuoi, almeno, di quello spazio più ristretto che, all’indomani del 1861 e l’attuazione del sistema regionale dopo il 1970, viene a definirsi come Campania.”

“Non sempre nuoce”

Dinanzi all’armonia perduta ed all’incanto smarrito non resta che “abbandonarsi al canto delle sirene, noi figli di Parthenope, ampliando e non chiudendo la possibilità di aprirsi all’altro”… con questa fiduciosa immagine nella potenziale grandezza di Napoli Migliorini ha offerto al pubblico il suo ritratto personale del maestro Galasso.

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